“Va’, tuo figlio vive”
Parrocchia San Pellegrino Laziosi - Torino - Venerdì 10 aprile 2026
In occasione del 22° anniversario della nascita in terra di Gilda
Santa Messa per i "figli in Cielo"
don Francesco Buono
Ecco il progetto di Dio: non la morte, ma la vita; non la tristezza, ma la gioia. Il Padre non ci salva dalla storia, ma nella storia, per fare della nostra vita, qualunque essa sia, una benedizione, una barella da cui prenderci cura gli uni degli altri, per trasformare ogni lutto a partire dal Cielo.

Pubblicato su La Voce E Il Tempo del 5 aprile 2026
Quale Pasqua per un genitore a cui muore un figlio
Come si può benedire la propria storia quando un figlio muore? E che senso ha la Pasqua, allora? Il Vangelo non ci dà rispostine preconfezionate ma percorsi di risurrezione, come in un episodio della vita di Gesù, raccontato dall’Evangelista Marco: davanti alla casa dove si trova si è radunata una grande folla. Ci sono quattro amici che trasportano un uomo paralitico, disteso su un lettuccio. Salgono sul tetto, lo scoperchiano e “fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva”.
Il paralitico, come diceva sant’Agostino, è l’uomo che non ha più la forza di camminare, appesantito dalla sofferenza, che ha dimenticato la sua méta, ovvero il Cielo. Che non è solo il Paradiso, la gioia o la pienezza che tutti desideriamo, ma anche il riposo. Ma quale riposo ci può essere per un genitore che ha perso un figlio? Quanto tempo deve passare perché possa trovare pace? Non basta una vita, perché quel dolore non cambia, ma si rinnova. Il riposo non è dimenticare o voltare pagina: quello vero è la pace che arriva dal Cielo.
I quattro amici capiscono che ci sono dolori che si possono vivere solo a partire dal Cielo. Il paralitico viene calato dall’alto: è adagiato a terra, sul suo lettuccio. E cosa fa Gesù? Non lo guarisce subito, ma ci spiazza: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”, gli dice. Perché? Perché non basta guarire il corpo. Occorre guarire innanzitutto il cuore. E questa guarigione, che è il vero miracolo, si chiama salvezza. Un cuore pieno di Dio, infatti, è in grado di vivere tutto. Come il funzionario del re che, nel Vangelo di Giovanni, chiede a Gesù di guarire il figlio malato. Lo supplica finché il Signore non lo accontenta: “Va’, tuo figlio vive”. E su questa Parola, senza avere la certezza che sia guarito davvero, si mette in cammino per tornare a casa. In quell’istante, il suo cuore cambia. Il funzionario è partito da un problema ed è arrivato a scoprire non solo chi è (un padre e un uomo), ma anche a entrare in una relazione. La felicità dipende solo dall’aver trovato questo tesoro: la relazione con il Padre che, anche nella Croce, ci permette di vivere nella pace, spandendo il profumo dell’amore di Dio nel mondo. Quel profumo è il vasetto d’olio di nardo che la donna rompe ai piedi del Signore, prima della Pasqua. Nella durezza delle nostre storie possiamo permettere a Dio, anche quando ci sembra di non avere vie d’uscita, di tirare fuori da esse l’olio di nardo che è la via della Resurrezione, l’umile forza che sfida e ribalta la pietra della morte.
Quell’olio si chiama speranza, fede, amore vero e concreto. È la forza con cui il paralitico si alza e cammina: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. Il lettuccio è la sua storia. Quello che è accaduto non cambia. Il dolore per la morte di un figlio non diminuisce. Ma può trasfigurarsi, se guardiamo in Alto. Quel lettuccio ci paralizza e ci schiaccia in un lutto disperato, ma se il Signore ci dona la forza di prenderlo sottobraccio, diventa un dono per noi e per gli altri, e ci spalanca la porta del Cielo. È a partire da lì che si può tornare a camminare, perché quel lettuccio non sia più luogo di maledizione, ma luogo dove il Signore ci rende capaci di amare e di vivere la Resurrezione.
Ecco il progetto di Dio: non la morte, ma la vita; non la tristezza, ma la gioia. Il Padre non ci salva dalla storia, ma nella storia, per fare della nostra vita, qualunque essa sia, una benedizione, una barella da cui prenderci cura gli uni degli altri, per trasformare ogni lutto a partire dal Cielo.
Buona e santa Pasqua
Don Francesco Buono